formazione

cerchi narrativi

“Il laboratorio di narrazione che propongo a Casa di Ramia consiste principalmente nel cerchio narrativo. Ha luogo il mercoledì mattina dalle dieci alle dodici e trenta, circa, da dieci anni.

In cosa consiste? Si tratta di creare un ambiente accogliente, mettendo un tappeto o dei teli per terra con dei cuscini attorno. Man mano che le donne arrivano si tolgono le scarpe e si siedono per terra, su un cuscino; se qualcuno ha problemi di schiena o vestiti inadatti, può prendere una sedia ma deve comunque posizionarsi dentro il cerchio, anche se non vuole raccontare.

Ci sono delle presenze fisse, ma il gruppo è aperto, chiunque può venire e partecipare, basta rispettare le regole, che sono semplici: parla chi ha in mano il testimone (nel nostro caso una sciarpa di garza bianca con dei disegni blu, realizzato da una cooperativa di donne di Nairobi) che al termine del racconto viene passato alla persona che abbia manifestato in qualche modo la volontà di narrare a sua volta.

A racconto si risponde con un racconto, non con consigli o commenti. È molto importante che non ci sia giudizio, solo ascolto: delle storie che vengono narrate e di come risuonano dentro di noi, portando a galla altri racconti.

Quando le narrazioni cominciano, accendiamo sempre una candela al centro del cerchio, simbolo del fuoco attorno a cui, tradizionalmente, in molte culture si racconta. È un fuoco piccolo ma scalda. È li che convergono gli sguardi quando qualcuno finisce di raccontare e si resta ad ascoltare cos’è che ci sta vibrando dentro, se per caso non ci stia salendo alle labbra un’altra storia.” Susanna Bissoli

Fatima Lebrón Oviedo

Cerchi narrativi

Susanna Bissoli

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